mercoledì, 12 luglio 2006

CHIEDI ALLA POLVERE di JOHN FANTE

Non è facile,dopo mesi di allontanamento forzato,tornare di repentino peso nel mondo e nella testa di Arturo Bandini alias John Fante in persona. Già,perchè come accade con le persone che si perdono all'improvviso di vista e che altrettanto subitaneamente ritornano quasi fossero reduci  da mesi di morte apparente, uno si aspetta di trovare un volto,una voce,un atteggiamento,e tutto d'un tratto scopre che solo lui è rimasto fermo,il resto è cambiato.

Avevamo(avevo ) lasciato l'antieroe fantiano in preda a inguaribili e irrefrenabili sogni di gloria,aromatizzati da quel sapidissimo pizzico di arroganza incosciente che non guasta mai,in preda a una voglia di riscatto tutta giovanile e a una altrettanto imberbe ingenuità. Ci si riferisce qui naturalmente alle vicende narrate ne La strada per Los Angeles  ,vero antecedente del romanzo in questione,sebbene scritto molto prima e pubblicato molto dopo( mentre Aspetta primavera Bandini rappresenta una sorta di prequel ad entrambi,nonchè un precoce tentativo fantiano di separarsi da quella "prima persona " che tanti rifiuti aveva causato ) e alla grossolana spavalderia che ne coloriva il protagonista. A Los Angeles Arturo/John c'è finalmente arrivato e la sua vena iconoclasta sembra per il momento calmarsi e inaridirsi,mentre non viene certo meno la fiducia in un mondo che DEVE tributare al "più grande scrittore americano" ciò che si merita. Ed effettivamente da questo punto di vista le cose sembrano andare per il verso giusto. Ma ben presto lo stile ironico e dissacrante lascia il posto a un cinismo prima divertito,poi sempre più amaro,nella descrizione minuziosa e dolorante di un amore impossibile quanto sofferto,non voluto quanto cercato. L'occhio deformante e crudele di un Arturo troppo superiore agli altri per poter anche solo pensare di confrontarvisi,si addolcisce e incurva lentamente in una visione meno tagliente ma più profonda,meno distruttrice ma più (auto)distruttiva.Ciò implica anche una necessaria quanto indolore modifica stilistica:la rinuncia al comico iperbolico e straripante del primo libro,ma anche alla soffusa ingenuità fanciullesca del secondo,per approdare all'uso di un wit sporadico e pungente,ma mai pericoloso. Il pericolo sta nella storia,non c'è spazio per la grandeur del superbo.Il mirino non è più puntato su di un narratore fagocitante e sboccato,ma su un altro che impone ora la propria umile dignità ora la propria fragilità rassegnata,ora il proprio orgoglio o la propria disperazione,senza mai concedere troppo  spazio  quello che una volta si considerava il protagonista assoluto del palcoscenico. Le figure di Camilla Lopez e di Vera Rivkin si stagliano prepotenti all'orizzonte della storia,come due fari attorno a cui tutto muove. L'amore impossibile di Arturo e il suo sfogo possibile,la donna forte che non potendo superare se stessa si dissolve e la donna debole che non potendo essere altro da sè,svanisce così come è venuta,dopo un memorabile lampo di dostoevskiana  memoria. Un dramma sottile e subdolo che si consuma tra il grigiore delle città e il dorato del deserrto,tra le strette di un amore voluto e di uno spasimato,sulle note di una prosa secca e angosciosa come il cuore del protagonista,una volta "re del mondo " e ora alla fine(e solo per questo non è ingiusto,pur nella sua semplificità banalizzante,definire questo romanzo una "commedia ")solamente re di se stesso e delle sue passioni.

Meeting On The Way

it.wikipedia.org/wiki/John_Fante

postato da: seanma alle ore 18:22 | Permalink | commenti
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